Butera - CASARTIGIANI DEL GOLFO DI GELA

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Butera

Comprensorio

Butera sorge sopra un monte a 402 metri sul livello del mare a 14°,11' di longitudine E. e a 370,157 di latitudine N. Il monte si presentava nel passato, faticoso alla salita, e da ogni parte era cinto da scoscesi dirupi, oggi accessibili. Stendesi per una ineguale pianura e si presenta a forma di bisaccia capovolta. Ha un'incantevole posizione con un pittoresco panorama che si estende intorno. Da una parte gli antichi campi geloi, mentre dall'altra alte montagne armoniosamente interrotte da vallate ridenti, irrigate nell'antichità, oggi asciutte, da un fiumicello, il Naufrius, ove si rifletteva il gigantesco Castello e l'intera città. I suoi confini sono: a Nord Mazzarino, ad Est Niscemi e Caltagirone, a Sud Gela, ad Ovest-Nord-Ovest Riesi e Ravanusa. Nel secolo XV lo Stato di Butera comprendeva 19 Feudi: Diliella, Lisano, Faino, Carruba, Turco, Turcotto, Magalufa, Milione, Castelluccio, Dolera, Pernice Nera, San Giacomo, Pozzo Soprano, Pozzo Sottano, Marchetta, Delle Vergini, Ineri, Faccilestri, San Nicolò. Per questi feudi e per altri vassallaggi, il Principe di Butera prestava il servizio militare con 109 militari a cavallo da lui pagati per tre mesi. Oggi ha una superficie di ettari 50.490.00 che si estende in 24 feudi, essi sono: Carruba, Desusino, Faino, Milinciana, Redalì, Turco Grande, Turchiotto, Castelluccio, Diliella, Ficuzza, Gurgazzi, Gargheria, Iudeca, Milione, Santa Nicola, Disueri, San Giacomo, Strada San Giuliano, Strada Ciappino, Burgio, Pozzillo, Suor Marchesa, Moddemoso. Le contrade sono: Aguglia, Barretta, Birrinciolo, Cancidderi, Caporale, Cataldo, Chiappara, Cinquegrani, Commenda, Consi, Croce, Donna, Falconara, Finocchiara, Fiume Grande, Fiume di Mallo, Fontana, Fontana Calda,Guallarà, Inviata, Isabella, Iudichella, Lago, Lenza, Mezzomilione, Millitarì,. Monaco, Montagna, Monte Gricuzzo, Nostra Donna, Pantano, Passarello, Pergola, Perni, Piano della Fiera, Pispisella, Presa, Priorato, Punturo, Purgatorio, Reccuratolo,Ricolizie, Rizzuto, Rizzuto Gallarà, San Cusumano,San Francesco di Paola, San Giovanni, San Giorgio, Santa Maria Dell'Alto, Santa Caterina, San Pietro, Saracena, Seggio, Sgricciolo, Sotto San Rocco Spinello, Talai, Tenutella, Travacca, Turco San Pietro. Vergine Maria, Vespa, Zottomortillo. Vi scQrreva il più importante fiume, il Disueri, ove è la Diga dei. Disueri; questo fiume nasce da Piazza Armerina e nella pianura geloa assume il nome di Fiume Gela. Il territorio di Butera è ricco di torrenti: Burgio, Carruba, Zai, Comunello, quest'ultimo serpeggia sinuosamente ai piedi della collina sulla cui cima sorge Butera e la circoscrive dal lato Nord e Nord-Est e sfocia nel Mar d'Africa; poteva ricevere quattro galeotte, era chiamato da Edrisi "Marsa Buthiro" Porto di Buterag Molte erano le sorgenti di acqua potabile. Esistevano due fonti di acqua minerale una nel feudo di Suor Marchesa, l'altra a Passarello. A queste acque furono attribuite qualità medicamentose, specialmente per la malattia della pelle. Acque solfuree erano le acque della Mukulufa (Makluf = terra contenente silicio), ove esisteva la zolfara di Mukulufa, che produceva 1.680 tonnellate di zolfo annue, (1839) del valore di £. 162.120, vi lavoravano 166 operai. A Mukulufa esistette il Casale omonimo, territorio di Butera, e si hanno testimonianze del periodo preistorico e dell'età Romana. Il clima a Butera non è molto costante e spesso è variabilissimo, severamente rigido nell'inverno e notevolmente caldo in estate. I venti predominanti sono: il greco ed il levante. I prodotti predominanti sono: i cereali, il vino, le mandorle, l'olio, gli agrumi, la frutta, oggi si è perduto il prodotto della liquirizia, mentre la produzione delle carrube diminuisce di anno in anno. Sulla storia di Butera antica nulla sappiamo, l'Orsi nella sua ricerca sull'antichità delle città di Sicilia disse che era inutile sondare il territorio di Butera perché nessuna anticaglia indigena esisteva, così fece ignorare Butera sia agli storici che agli archeologi. Butera veniva definita: Omfake, Mactorium, (con riferimento a Mazzarino), Iblea Minima. Fra gli stessi storiografi si notano tante contraddizioni; nessuno ha saputo dare una esatta definizione sulla posizione geografica di Butera antica. Gli scavi condotti, dal 1951 al 1958, dal Prof. Adamasteanu, hanno portato al ritrovamento di quell'anticaglia non esistente per l'Orsi, che può dare chiarezza sul sito di Butera antica e nello stesso tempo colmare le lacune della storia. Da un libro Arabo apprendiamo che Butera venne chiamata Botira, che per l'etimologia Araba significa un luogo scosceso ed un teatro d'armi, come infatti fu nell'antichità la Città di Butera, la quale servi per un campo di battaglia nella famosa guerra tra Bizantini e Saraceni e poi tra Saraceni e il Normanno Conte Ruggero. Si può rilevare l'antichità del Castello Baronale di Butera che sorge sopra l'abitato, con grande spazio nel mezzo, una validissima fabbrica unita ad ardue torri che in quei tempi la coronarono tanto che il Conte Liberatore stentò lunghi anni per conquistarla. Diciamo che in questa rocca si ebbe l'Ospizio dei soppressi Cavalieri templari, che poi fu sede dell'imperatore Federico di Svevia con la conferma dei Casali di Ardane e Maltane e il Casale di Iudeca, contrada di Butera, ciò lo rileviamo da un diploma di Papa Alessandro III dell'anno 1169. La campagna di Butera è ampia e amenissima e oltre ai frutti, è ricca di verdeggianti piante che la riempiono dappertutto; è ricca di sorgenti d'acqua che la bagnano intorno e specialmente per quelle fonti che scaturendo sotto una rocca, entro una grotta più profonda, grondano acque color latte, solfuree e fetide, ma buone per la cura delle malattie cutanee, chiamate dagli indigeni e dai paesani acqua Mintina, ed acqua Santa. Un'altra fonte zampilla acqua cristallina, nel fondo denominato Canalotto; quest'acqua scorre chiara a prima vista e non lascia cenni di essere acqua medicinale come quella della Mintina, ma anch'essa salutare e gli antichi se ne servivano per i loro bagni, ed esiste ancora un vestigio di detti bagni, i bagni di Salvatera Sorge Butera in Val di Noto, in un giogo di un alto monte, faticoso alla salita e da ogni parte ricinto di scoscesi scogli, talché può solamente salirsi per una via verso aquilone. Stendesi tuttavolta in ineguale pianura e sembra presentare la figura di una falce. Una rocca fabbricata in un poggio, alla porta meridionale del paese, con una porta rivolta a settentrione, mostrasi in ogni modo antica; ne sono fortissime e solide le muraglie di pietra quadrata di 18 palmi di larghezza, e sorgono a tanta altezza che sostengono cinque ordini di volte, anch'esse ai lati di pietra quadrata. Vi è un cortile ed un amplissimo spazio, conserve di orzo e di frumento, riposti di armi e stalle per cavalli e profonde e spaziose fosse. Una insigne spaziosa cisterna sovra ogni altro, supera ogni aspettazione, è di forma ovale con grande artifizio compatta, solamente dalla parte esterna acuminata appoggia al suolo, dagli altri lati sta da sé sola, e sembra del tutto opera di un solo masso. Le fronti esterne della rocca sono inaccessibili da ogni parte ed i soli angoli si presentano agli oppugnatori e minutissimi. Il paese, una volta cinto di mura e di torri, apre due porte dèlle quali una detta di San Pietro è rivolta a Settentrione, l'altra Regale a Greco. Come si può notare dall'allegata statistica la popolazione di Butera ha avuto un continuo aumento sino al 1951 con un calo dal 1911 al 1921 causato dall,emigrazione in America di diversi buteresi in cerca di lavoro. Una certa ripresa si è avuta dal 1922 al 1951. Dal 1951 ad oggi si è avuto un rilevante calo e ciò è stato dovuto soprattutto all'abbandono della campagna per l'inserimento nelle Varie industrie principalmente nel Nord Italia e per l'emigrazione in Francia, Germania, Svizzera. Essendo Butera prettamente agricola, non potendo ricavare gli abitanti dall'agricoltura un certo guadagno per vivere modestamente, hanno cercato di espandersi per potere ottenere ciò che la vita di oggi richiede. L'unico obiettivo: l'emigrazione e molti si sono trasferiti all'estero, altri nelle industrie italiane. I ragazzi che sin dalla tenera età svolgevano lavori in campagna, in questi anni vanno a scuola arricchendo così la propria cultura e, terminata la scuola dell'obbligo, pensano al proprio futuro e quindi ci sono quelli che continuano nella piccola azienda familiare e coloro che proseguono gli studi per crearsi una professionalità. Si ha così l'abbandono del luogo natio ed il trasferimento in quelle città che danno la possibilità di svolgere un lavoro adeguato alla loro cultura o inserendosi in fabbriche, in aziende o occupandosi in altri lavori congeniali alle loro capacità. Questa è la causa principale del calo della popolazione buterese.



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