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Gela fu una delle prime colonie fondate da greci, in particolar modo dagli abitanti di Rodi e Creta guidati da Antifemo ed Entimo, sulla costa sud-
Probabilmente la fondazione fu preceduta dall'arrivo di alcuni nuclei di Rodi di Lindos. Ciò è confermato sia dallo storico Tucidide, sia dal ritrovamento di ceramiche risalenti a quel periodo, di fabbricazione rodia, nei siti: dell'acropoli, in prossimità del fiume Gela e nelle necropoli di Contrada Spina Santa e dei Giardini Pubblici.
La colonia, dopo essere stata denominata Lindioi, prese il nome dal fiume omonimo. Dopo aver potenziato le proprie risorse economiche e militari intraprese una campagna di ellenizzazione dell'entroterra seguendo due principali direzioni, una in corrispondenza del fiume Salso e l'altra del fiume Platani. Molto probabilmente non tutti i siti degli abitanti locali furono ellenizzati poiché a causa della loro resistenza furono interamente distrutti.
Nel 580 a.C. circa i Geloi guidati da Aristonoo e Pistilo fondarono Akràgas, l'odierna Agrigento, che dopo dieci anni si rese autonoma.
Tra il 505 e il 491 a.C. i due tiranni Cleandro e Ippocrate intrapresero una nuova campagna di conquiste, molto più ambiziosa della prima e che mirava alla conquista delle regioni settentrionali ed orientali dell'isola. Furono infatti conquistate varie città tra cui quelle di Nasso, Leontini, Catania, Ergezio e Zancle, oggi Messina. Questo coincide sicuramente con l'inizio del periodo di splendore economico e politico e a dimostrazione di ciò sono state ritrovate monete d'argento coniate nel periodo in cui Gela fu comandata daI Ippocrate. Furono intraprese anche una serie di battaglie per la conquista di Siracusa (famosa la battaglia al fiume Eloro in cui l'esercito siracusano fu sbaragliato). La città non fu presa dai Geloi anche grazie all'intervento di Corinto e Corfù ma in seguito ad un trattato, Camarina venne ceduta a Gela, che la ripopolò con nuovi coloni guidati da Glauco di Caristo, visto che era stata precedentemente distrutta proprio da Gela.
Nel 481 a.C. Gelone prese il governo della città, succedendo ad Ippocrate che era caduto in battaglia nei pressi del fiume Simeto nell'attacco contro una roccaforte dei Siculi. Egli proseguì la politica espansionistica dei precedenti tiranni. Dapprima strinse rapporti con Terone, tiranno di Akragas, di cui sposò la figlia e poi conquistò Siracusa sfruttando le discordie sorte nella città tra due classi sociali. Egli stesso prese direttamente il controllo della città, affidando Gela al fratello Gerone (o Ierone). In dieci anni di dittatura Gelone divenne talmente potente da essere chiamato dai Greci in loro aiuto nella guerra contro i Persiani ma il dittatore si impegnò invece nella guerra contro i Cartaginesi e vinse insieme ai suoi alleati la battaglia decisiva di Himera nel 480 a.C. Con il bottino di guerra e i prigionieri cartaginesi divenuti schiavi, furono costruite numerose opere pubbliche ed imponenti templi. Nel 478 a.C. Gelone morì, sicché Ierone coprì la sua carica a Siracusa e a Gela fu messo a capo uno dei fratelli di Gelone, cioè Polizelo.
Nel 456 a.C. il tragediografo ateniese Eschilo morì a Gela, secondo la leggenda, a causa di una testuggine lasciatagli cadere in testa da un'aquila in volo.
A causa di numerosi scontri sorti tra le varie città dell'Isola, nel 424 a.C., Gela ospitò un Congresso di pace in cui rimase famoso l'appello di Ermocrate circa l'importanza dell'unione e della pace fra le città della Sicilia. Ma la pace non sarebbe mai arrivata.
Nel 405 a.C. Gela fu invasa e distrutta dai Cartaginesi guidati da Imilcone, nonostante Dionigi, sovrano di Siracusa, venne in soccorso. Alcuni Geloi si rifugiarono a Leontini. Dopo 60 anni bui, grazie al condottiero Timoleonte, un gruppo di coloni di Coo e alcuni vecchi Geloi si presero la città ridando a Gela un nuovo periodo di splendore in cui furono realizzati diversi monumenti nell'area di Capo Soprano. Alla morte di Timoleonte Gela fu nuovamente oggetto di scontri e nel 317 a.C. Agatocle, tiranno di Siracusa, la assediò al fine di farne un caposaldo militare contro l'avanzata cartaginese. I Geloi, con l'aiuto di Xenodico, si ripresero la città nel 309 a.C. ma dopo quattro anni di libertà passò di nuovo sotto il dominio di Siracusa.
Nel 282 a.C. Gela fu rasa al suolo da Finzia, tiranno di Agrigento e i suoi abitanti furono deportati a Finziade, l'odierna Licata. In seguito i Mamertini, mercenari campani, completarono l'opera di distruzione e saccheggiamento. Si chiudeva così il periodo di splendore e potenza di cui Gela aveva goduto per molti secoli.
Siti archeologici
Acropoli
L'acropoli sorge nell'area attualmente denominata Molino a Vento. L'area fu occupata da un villaggio di capanne già all'età del Rame e del Bronzo ed infatti i coloni di Rodi e Creta costruirono l'acropoli al di sopra dei resti dei precedenti villaggi.
Nel settore settentrionale ritroviamo alcuni edifici a pianta principalmente rettangolare o quadrata. Inoltre, in seguito agli scavi archeologici condotti da Paolo Orsi, è stato ritrovato un sacello importante dedicato alla dea Athena, su cui, in epoca successiva, fu costruito un nuovo edificio anch'esso dedicato alla dea.
Il primo tempio era in stile dorico con sei colonne nel lato frontale e dodici in quello laterale.Il secondo, anch'esso in stile dorico, era costituito da sei colonne per quattordici.
Nel corso del V secolo a.C. venne edificato un nuovo grande tempio le cui dimensioni sono di 21x52 con sei colonne per dodici. Purtroppo è giunta a noi solo una colonna appartenente all'opistodomo, anche perché questo tempio, come gli altri, fu distrutto a seguito dell'invasione dei Cartaginesi. Il margine esterno settentrionale era cinto da mura di fortificazione e anch'esse furono distrutte durante l'invasione.
Con la ricolonizzazione promossa da Timoleonte, vennero edificati nuovi edifici, sia nell'acropoli che nell'area del Capo Soprano. La maggior parte di questi edifici erano ad uso civile o artigianale e ciò è confermato dal ritrovamento di molti pesi da telaio. Le statuette di Artemide e i vasi a figure rosse ci indicano invece la datazione. A seguito della conquista di Agatocle, l'area del Molino a Vento fu definitivamente abbandonata.
Le più importanti divinità celebrate dai Geloi furono le dee Demetra e Kore, simbolo della regolazione della vita coniugale e familiare.
Necropoli
Le necropoli costruite dai Geloi si estendevano fuori dal perimetro difensivo della città.
Sono stati ritrovati diversi tipi di tombe quali: tombe a fossa, a cassa, sarcofagi decorati da pitture o da colonne negli angoli interni, fosse per la cremazione del corpo, vasi per le ceneri del defunto. Inoltre le tombe erano corredate da vasi attici a figure nere e rosse, anelli, oggetti in bronzo e monili.
Le necropoli si estendono su aree sia vicine che distanti dal centro abitati dei coloni greci poiché numerosi villaggi locali popolavano quest'area. Le maggiori necropoli ritrovate sono in contrada Disueri, Manfria, Grotticelle e sulla collinetta di Bitalemi.
Mura Timoleontee
Le mura timoleontee indicano le fortificazioni fatte costruire da Timoleonte dopo la prima distruzione di Gela nel 405 a.C. da parte dei Cartaginesi.
La gran parte di esse sono andate perdute dopo la seconda distruzione di Gela nel 282 a.C. e durante il medioevo. La parte rinvenuta dopo gli scavi si è salvata probabilmente perché coperta da immense dune di sabbia.
Le mura hanno uno spessore di 2,80 metri, una lunghezza di 350 metri ed un'altezza di 8 metri. Insieme alle mura è possibile individuare torrette, contrafforti, scale di accesso per il cammino di ronda, canalicoli per l'acqua. Nella zona racchiusa dalle mura difensive, è possibile notare tracce di edifici con funzione quasi esclusivamente di caserme militari.
Bagni Greci
Lo stabilimento termali di bagni greci, risale alla fine del IV secolo a.C. ed è situato al Capo Soprano.
Essi comprendevano due gruppi di vasche servite da condotti di scarico. Le vasche sono di piccole dimensioni comprendenti una zona incava adatta al riempimento d'acqua calda ed un sedile su cui appoggiarsi. Inoltre al di sotto del piano calpestabile si intravedono i resti di un vano dove veniva bruciato il combustibile e riscaldata l'acqua.
Altri siti archeologici
Sono stati ritrovati numerosi altri siti quali:
L'emporio, nell'area del bosco Littorio, in prossimità della foce del fiume Gela
Un santuario sulla collinetta Bitalemi
Sacelli, frammenti di ceramica, decorazioni varie e due muri di un edificio in piazza Calvario
Diversi insediamenti nell'area del Capo Soprano
Un santuario, un complesso abitativo e diverse strade nella zona dell'ex stazione ferroviaria
Una vera e propria città fortificata con mura di cinta, torri, l'acropoli ecc. nell'area del monte Desusino.