Mazzarino - CASARTIGIANI DEL GOLFO DI GELA

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Mazzarino

Comprensorio

STORIA DI MAZZARINO DALLE ORIGINI AD OGGI
HIBLA MINORE (Epoca Sicula 734 a.C.)
La data dalla quale prende l'avvio la storia di Mazzarino è alquanto incerta. Tale incertezza dipende dalla diversa interpretazione che alcuni studiosi danno agli scritti e ai documenti risalenti alle origini della città. Ciò che è certo, è che il territorio di Mazzarino, intorno al 1000-1200 a.C., fu abitato prima dai Sicani e poi dai Siculi. Una teoria attendibile sembrerebbe quella dello storico Tommaso Fazzello, secondo la quale l'origine di Mazzarino, risalirebbe ai tempi dei Siculi che l'avrebbero fondata nel 734 a.C. nel territorio del monte Gibli con il nome di HIBLA Minore o Erea.
MACTORIUM (Epoca Sicula 570 a.C. circa)
È molto probabile che il territorio di Mazzarino sia stato terra di conquista dei greci e si presume che distrutta HIBLA Minore i superstiti ricostruirono la nuova città sul monte Bubbonia, denominandola MACTORIUM, vale a dire luogo sacro per sacrifici poiché lì vi era un tempio pagano dedicato ad un'importante divinità.
MAZARIS (Epoca greca 380 a.C.)
Mactorium fu distrutta nel 405 a.C. Per opera dei Cartaginesi e i mactorini si dispersero nelle campagne circostanti. Trascorsero alcuni decenni prima che i dispersi potessero essere riuniti da alcuni colonizzatori greci che li aiutarono a ricostruire la loro città. La nuova città costruita verso il 380 a.C. sul monte Gibli, prese il nome di "Mazaris" (terra del frumento). In questo periodo la città ebbe un periodo di pace e prosperità, in cui i colonizzatori greci si amalgamarono con gli abitanti locali.
MAKARINA (Epoca Romana 200 a.C. circa)
Quando i Romani giunsero in Sicilia, questa fu terra di conquista. Mazaris fu distrutta e poi ricostruita con il nome di "Makarina". Secondo una legge Romana, ai suoi abitanti fu proibito espressamente di ricostruire la loro città sul luogo originario (Monte Gibli) e fu imposto di costruirla in un'altra località. Gli abitanti di Mazaris abbandonarono a malincuore la loro contrada e ricostruirono la loro città nella contrada "Chiano". La città divenne colonia Romana ed ebbe nel suo stemma il fascio dei Littori (le lance e le picche accanto allo scudo). I romani arrivati in Sicilia, per impedire che altri eserciti tentassero di sbarcare e per difendere le città conquistate dagli attacchi nemici fortificarono le mura della città. Costruirono inoltre potenti castelli per il ricovero delle truppe e la conservazione delle provviste, in cui potessero rifugiarsi e difendersi da eventuali attacchi esterni. La romana Makarina costruita in una località relativamente bassa, non poteva ritenersi sicura, così i Romani dovettero costruire sulle alture dominanti, due grandiosi castelli il primo detto "Castello Vecchio", il secondo detto di "Saliatum" da "arx Saliatum", che significa "Castello dei Saliati" (sacerdoti di Marte) in seguito denominato "Grassuliato", da Simone di Garsilat, signore in epoca normanna del feudo circostante. Di epoca Romana ricordiamo inoltre Philosofiana, un'importante zona archeologica che fu un tempo probabilmente una grossa stazione commerciale e termale.
MAZZABANU (Epoca Araba, 859 d.C. circa)
In seguito all'invasione degli Arabi-Saraceni ('827 d.C.) tutte le città del territorio siculo, passarono sotto il dominio arabo. Makarina venne occupata e distrutta. Poco tempo dopo, un gruppo di Saraceni si stanziò sul posto e, riuniti i fuggiaschi, edificò una nuova città, chiamata "Mazzaranu". I Saraceni vissero pacificamente con i nativi, ai quali trasmisero le loro conoscenze nel campo delle scienze, delle lettere, delle arti e dell'agricoltura. Infatti, furono proprio gli Arabi a piantare e innestare il carrubo e a introdurre la bachicoltura e l'industria della seta.
MAZZARENU (Epoca Normanna 1090)
Agli Arabi, seguirono i Normanni. Anche "Mazzaranu" pare che abbia subito la distruzione e che i suoi abitanti superstiti costruirono una nuova città, a cui diedero il nome di "Mazzarenu" che sorse nei pressi del Piano delle Vigne, vicino all'attuale chiesa del SS. Salvatore. Conquistata tutta la Sicilia, Ruggero I d'Altavilla iniziò l'investitura dei feudi a favore di coloro che si erano adoperati in suo favore, escludendo da qualunque concessione le popolazioni che erano state sottomesse. Tra queste la popolazione di Mazzarino, costituita principalmente da contadini restò in uno stato di servitù. Il primo signore di Mazzarino, attorno al 1090, fu Enrico, Marchese di Lombardia cognato di Ruggero I, a cui seguì una lunga serie di principi e signori. Nel 1324, in seguito al matrimonio fra Graziana Villanova, figlia del signore di Mazzarino e Raffaello Branciforti, il paese entrò nei possedimenti della famiglia piacentina. Iniziò, così, il lungo periodo della signoria dei Branciforti. La figura di maggiore spicco di questa nobile famiglia fu senz'altro Carlo Maria Carafa Branciforti. Nato a Napoli nel 1636, fu uomo di cultura e principe illuminato. Sotto la sua guida, la cittadina si sviluppò e crebbe. La sua corte richiamò a Mazzarino artisti e letterati. Mazzarino prosperava e cambiava il suo volto: vennero edificate chiese e monasteri, si costruirono strade selciate, ingentilite da fontane, ma soprattutto la cittadina si adornava di magnifiche dimore. I Branciforti governarono la città di Mazzarino fino al 1812.
MAZZARINO NELL'OTTOCENTO
Mazzarino partecipò a tutti gli avvenimenti più significativi che si svolsero in Sicilia dal 1848 al 1860. Durante questo periodo Mazzarino faceva parte del Regno delle due Sicilie, sotto il dominio di Ferdinando I di Borbone. Il potere assoluto della monarchia borbonica, che governava dispoticamente sulla Sicilia, si era trasmesso attraverso i vassalli, conti, baroni, ecc..., che tiranneggiavano, opprimendo la gente, nonostante una ventata di progresso, sulla scia della Rivoluzione francese, fosse stata portata sull 'Europa. La prepotenza dei signorotti non conosceva limiti, così, quando in Italia si affermò la società della Carboneria, anche Mazzarino ebbe il suo circolo di Carbonari. Nel 1848 (l'anno delle rivoluzioni in tutta Europa) il popolo di Mazzarino insorse contro i nobili, assaltando le carceri, il palazzo comunale, gli archivi comunali e notarili, incendiando e distruggendo tutto. Nel 1860, con lo sbarco di Garibaldi a Marsala e la successiva resa di Palermo, Mazzarino si sentì impegnata particolarmente nell'avventura garibaldina che portò alla liberazione della Sicilia dalla dominazione dei Borboni. Nello stesso anno, Mazzarino con un plebiscito popolare si unì al regno d'Italia.
MAZZARINO NEL NOVECENTO
La Prima Guerra Mondiale
La Prima Guerra Mondiale, durata quattro anni, causò il massacro di milioni di combattenti, tra cui seicentomila caduti italiani e gravi disagi economici per la popolazione, anche se lontano dalle linee di combattimento. Quella guerra, pur essendo stata vinta dall'intesa anglo-franco-italiana, non portò alle popolazioni e agli stessi ex-combattenti quei benefici che ci si augurava. Anzi la delusione e il malcontento provocarono, anche in Sicilia, dei grandi sconvolgimenti politici e un gran fermento tra gli operai e i contadini. Ci fu un'ondata rivoluzionaria nelle fabbriche e nelle campagne, che sfociò nel fenomeno dei "Fasci di Combattimento" fondati da Mussolini, il quale sfruttando la situazione precaria raccolse i reduci e gli italiani di ogni ceto promettendo tempi migliori.
Fascismo
Nel 1922 anche Mazzarino ebbe la sua "Sezione" di fasci di combattimento. Mazzarino ebbe i suoi "squadristi", nelle persone dei ricchi proprietari terrieri, di professionisti e commercianti che organizzarono il "Partito Fascista" deciso ad imporre con la forza la sua volontà. Con la vittoriosa "Marcia su Roma" Mussolini divenne Primo Ministro del nuovo governo e il Partito Fascista si impose su tutto il paese con la sua dittatura. In questi anni, Mazzarino fu governata dai Podestà (il primo fu Giuseppe Bartoli), secondo le direttive del partito fascista: niente più scioperi, libere associazioni, sommosse.
La Seconda guerra Mondiale
Ristabilito l'ordine interno della Nazione, Mussolini, per far dimenticare le difficoltà economiche, per dare sfogo all'incremento demografico e assicurarsi un "posto al Sole", dopo che l'emigrazione era quasi chiusa, convinto di aumentare il prestigio mondiale, pensò di occupare le colonie. Tale politica d'occupazione e l'istituzione dell'Asse Roma-Berlino (l'alleanza con la Germania di Hitler) furono il preludio alla Seconda Guerra Mondiale. Gli onori della guerra si fecero ben presto sentire. Anche a Mazzarino fu imposto l'oscuramento, l'ammasso del grano, che ogni contadino produceva. Fu necessaria la limitazione dei viveri, le carte annonarie e le lunghe file davanti agli spacci alimentari. Intanto la situazione bellica italiana precipitava, la schiacciante superiorità di mezzi, di uomini, di preparazione delle forze angloamericane dava i suoi risultati. Gli Anglo-americani nel 1943 sbarcarono a Gela respingendo la resistenza delle truppe italo-tedesche. Superato quell'ostacolo, gli Anglo-americani marciarono senza difficoltà verso i monti, occupando i centri che incontravano. Nei giorni che precedettero lo sbarco sulla costa di Gela, gli aerei degli alleati avevano sorvolato il territorio, mitragliando, lanciando bombe e razzi di bengala che illuminavano a giorno le campagne. Mazzarino subì vari bombardamenti e la maggior parte della popolazione si era riversata nelle vicine campagne, rifugiandosi nei casolari, sotto le piante più folte. Ma tutto ciò non fu sufficiente e molti civili, scambiati per soldati, furono colpiti. Dopo la battaglia di Gela, lunghe colonne di soldati avanzarono tra lo sferragliare dei cingoli dei grossi carri armati. La notizia dell'avanzata degli anglo-americani si era sparsa ed i soldati furono salutati come i "liberatori". Dopo l'occupazione militare della città gli alleati predisposero dei piani per il mantenimento dell'ordine pubblico e della normale amministrazione. Dopo l'occupazione degli  anglo-americani, la gente sembrò ritrovare una nuova coscienza sociale. Dopo anni di dittatura e di silenzio, oppressa da secoli di schiavitù da parte dei pochi feudatari locali, la gente poteva finalmente lottare per il proprio riscatto. Non passò molto tempo che furono organizzati scioperi con tumulti e disordini. I contadini volevano la terra, quella terra dei feudi che avevano lavorato per secoli, per conto dei padroni.
Occupazione del latifondo: la riscossa sociale
Mazzarino aveva il territorio più latifondista della Sicilia, poiché il 70% della terra era costituita da latifondi. Il latifondo è un vasto possedimento di terreno appartenente ad un solo proprietario tenuto a pascolo o a coltura estensiva. I proprietari si servivano di quasi tutti i contadini del paese, facendoli lavorare da mattina a sera vigilati dai soprastanti e pagati miseramente. Così l'odio e il malcontento di questa schiera di lavoratori, sfruttati da tanti anni, degenerò in una vera e propria lotta di classe fra contadini e proprietari. 1117 dicembre del 1944, a causa dei contrasti fra contadini e proprietari, il ceto popolare insorse, il Municipio fu preso d'assalto, vennero dati alle fiamme i volumi dello Stato Civile e dell'Archivio e vennero, inoltre, devastate le case dei ricchi latifondisti e occupate le loro terre. La rivolta fu soppressa dalla polizia e vi furono degli arresti; tuttavia dopo qualche anno, fu approvata dal parlamento una riforma sociale, con la quale si assegnavano ai contadini le terre sottratte ai latifondi.
Referendum: Monarchia - Repubblica.
Dal disastro militare della Seconda Guerra Mondiale fu travolto il fascismo di Mussolini. Gli errori e le colpe della monarchia che aveva appoggiato l'intervento militare dell'Italia e della Germania nazista, portarono all'av-vento della Repubblica. Anche a Mazzarino, come in tutta Italia s'erano svolti i referendum e le elezioni amministrative in un clima politico incandescente. A Mazzarino furono presentate le liste di tre partiti: "Democrazia Cristiana ", i "Social-comunisti" e "L'uomo qualunque ". Conquistò la prima vittoria elettorale la Democrazia Cristiana. Erano avvenute per la prima volta nel 1946 le prime elezioni amministrative elette democraticamente.

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